Il nostro ultimo abbraccio a Don Andrea Gallo
Il sigaro, il cappello, la voce roca, le sue verità rivoluzionarie. E’ morto a Genova Don Gallo, da diversi giorni in condizioni di salute critiche. Don Gallo lo guardavi, lo sentivi parlare, e non potevi fare a meno di pensare che era un grande uomo, di quelli di cui c'è sempre bisogno, soprattutto in momenti bui come questi.
Abbiamo lavorato con lui dal 2010 con lo spettacolo "Io non taccio.Prediche di Girolamo Savonarola", il cui testo era curato da Stefano Massini e che nessun'altro avrebbe saputo restituire con tanta enfasi, con tanta energia. Era un "prete anarchico", da sempre attivo e vicino agli ultimi e agli emarginati senza timore di entrare in conflitto con la dottrina ufficiale della chiesa, con la società o la cultura dominante.
Non ci sono parole in questo momento, se non che è stato un grande onore lavorare con lui, poterlo conoscere, stringergli la mano. Instancabile Don Gallo, sempre attento, pronto, ironico.
Siamo vicini a tutta la Comunità di San Benedetto al Porto, a tutti i ragazzi e ai volontari.
Ci mancherai Gallo, e molto.
Staff Promo Music.
Lina Wertmuller racconta il Novecento: 10 maggio a Rende
Debutterà venerdì 10 maggio alle ore 20.30 al Teatro Auditorium Unical di Rende (CS) nella rassegna “ArtTau – arti assolutamente urgenti”, curata dal Cams e dal Dipartimento di Studi umanistici, lo spettacolo “Un allegra fin de siècle” (produzione Promo Music), che vede in scena Lina Job Wertmüller.
Un festoso e acido viaggio nel Novecento, un secolo di notevole impatto segnato da due guerre mondiali e da brutali dittature, raccontato attraverso l’ottica dissacrante di un’icona indissolubile del cinema italiano e internazionale. Una passeggiata non solo di parole ma anche di musica, con motivi musicali inediti scritti dalla stessa Wertmüller, composti da Lucio Gregoretti insieme al grande Italo “Lilli” Greco, e interpretati dall’eclettica Nicoletta della Corte accompagnata al piano da Andrea Bianchi.
Un recital in cui si alternano i racconti delle figure dei grandi dittatori che hanno martoriato il secolo scorso: da Mussolini a Hitler, da Tito a Pol Pot, per finire a Bin Laden, intervallati dalle musiche composte da Greco e Gregoretti, che furono autori delle colonne sonore di molti film diretti dalla regista. La voce cantante è affidata a Nicoletta della Corte, che interviene per commentare le canzoni, i racconti della Wertmuller: dall’amore cieco di Eva Braun per Hitler al fumo nero del crollo delle due Torri, sempre attraverso il timbro del disincanto, l'ironia sottile e l'impareggiabile leggerezza e intelligenza di Lina Job Wertmüller.
Platea 15 euro. Per info e acquisto biglietti (clicca qui)
ECCO INVECE IL TRAILER DELLO SPETTACOLO
Proiezione "E' stato morto un ragazzo" - 22 aprile ore 18.30
In occasione del conferimento della cittadinanza onoraria da parte del Comune di Bologna a Patrizia Moretti, mamma di Federico Aldrovandi, Promo Music e la Cineteca di Bologna hanno organizzato al Cinema Lumiere per lunedì 22 aprile ore 18.30 la proiezione gratuita del film "È stato morto un ragazzo. Federico Aldrovandi che una notte incontrò la polizia", regia del giornalista RAI Filippo Vendemmiati. Sarà presente il regista insieme a Patrizia Moretti e Marcello Corvino, produttore di Promo Music.
Il film ripercorre le vicende umane e giudiziarie legate alla morte del giovane Aldrovandi avvenuta a Ferrara alle sei di mattina del 25 settembre 2005 durante un controllo di polizia. Da quella vicenda scaturì un’inchiesta giudiziaria, inizialmente destinata all’archiviazione, e un processo, che in primo grado si è concluso con la condanna a 3 anni e sei mesi di quattro agenti nel 2009. Condanna riconfermata oggi il 10 giugno 2011, al processo d’appello. “La corte d’appello di Bologna ha confermato la condanna a tre anni e mezzo ai 4 poliziotti che provocarono la morte di Federico Aldrovandi. La pena sarà condonata di tre anni grazie all’indulto. I rimanenti sei mesi diventeranno definitivi dopo la conferma della Cassazione”.
Il titolo E’ stato morto un ragazzo, trae spunto dalla vicenda di Gabriele Sandri, tifoso della Lazio, ucciso ad un autogrill da un proiettile vagante partito dalla pistola di un poliziotto. La frase sgrammaticata, quanto efficace, è stata pronunciata da un amico, e rappresenta bene le ambiguità anche della tragedia di Federico, in bilico tra omicidio e casualità.
Il film, presentato con successo alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia, ha ottenuto nel gennaio del 2011 il premio Vittorio Seta come miglior documentario al Bif&st di Bari e ad aprile 2011 ha vinto la 55° edizione del David di Donatello come Miglior documentario di lungometraggio. E’ stato trasmesso su Rai 3 in seconda serata e visto da una media di circa 900.000 spettatori, confermando un successo non solo di critica ma soprattutto di pubblico.
Questo l'evento su Facebook (clicca qui)
Qui il trailer del docu-film
Libera veramente vol. 4 - la compilation
Avete tempo fino a fine aprile per scaricare gratuitamente la compilation "Libera verarmente vol.4", che contiene all'interno anche il nostro brano "Il cane" di Valentino Corvino feat. Simone Cristicchi, singolo dell'album ANESTESIA TOTALE, pubblicato nel maggio 2012 e i cui ricavati sono devoluti alla Comunità di Don Andrea Gallo.
Ancora tanta musica gratis grazie alla collaborazione tra XL e L’AltopArlAnte che tornano a collaborare per realizzare il quarto capitolo di Libera Veramente. Compilation premiata nelle sue prime edizioni al Super Sound di Faenza e che nel nuovo volume presenta ben 22 tracce selezionate tra i brani indie promossi in radio proprio da L’AltopArlAnte. Nasce così una compilation che propone una tracklist ricchissima con Eugenio Finardi e Zibba, Enzo Avitabile con Daby Tourè (due Premi Tenco 2012), Luca Carboni con Freak Antoni, Eugenio Bennato con Davide Berardi, Roy Paci con i Kachupa, il cantautore Carnesi e Brunori, Andrea Mirò con Dargen D’Amico. E con loro il Management del Dolore Post Operatorio, i Nobraino, Dellera, i Sikitikis, Capone & Bungt Bangt, Simone Cristicchi e Giorgio Faletti e tanti altri ancora. A realizzare la cover de Libera Veramente Vol. 4 è l’illustratore Matteo Anselmo, mentre Emanuele Ruggiero firma la regia del video teaser.
Ecco il link per il download: (clicca qui)
Il brano eseguito da Corvino e Cristicchi nella puntata di Servizio Pubblico
Senza interiorità i diritti umani sono gusci vuoti - Moni Ovadia
Moni Ovadia sarà a Sassari con lo spettacolo "Il registro dei peccati domani sera al Teatro Verdi. Ecco l'interessante intervista di Fabio Canessa per La Nuova Sardegna.
Nato in Bulgaria, cresciuto a Milano dove ancora vive, ma anche un po' sardo d'adozione. «Vengo spesso e da moltissimo tempo in Sardegna. E poi alcuni dei miei più grandi amici sono sardi. L'elenco sarebbe interminabile, ma ho un rapporto molto stretto, forte con l'isola prima di tutto attraverso le persone. Poi non c'è bisogno che lo dica io: la Sardegna è una terra di una bellezza sconvolgente e anche di una cultura tradizionale, di una civiltà dell'uomo fra le più emozionanti». Moni Ovadia racconta così il suo amore per l'isola che riabbraccerà presto, ancora una volta. Martedì presenterà a Sassari il suo spettacolo “Il registro dei peccati. Rapsodia lieve per racconti, melopee, narrazioni e storielle”, recital- reading sul mondo chassidico, in scena alle 21 al teatro Verdi di via Politeama. Uno spettacolo dedicato al racconto del mondo e della cultura yiddish. Inoltre, nella stessa giornata, alle 17 nel foyer del teatro, sarà protagonista con Luigi Manconi di un incontro dal titolo “Dialogo sulla libertà e sulla privazione”. «Siamo amici da una vita» racconta Moni Ovadia.
Di cosa parlerete?
«Luigi Manconi si occupa da tanti anni e con una grandissima statura etica e umana, caratteristica della sua persona, di diritti. In particolare di quelli che vengono violati nei confronti di cittadini che si trovano a custodia delle istituzioni, temporaneamente o per periodi prolungati.
I casi sono tanti, alcuni noti come quello del giovane Aldrovandi o di Giuseppe Uva. Luigi è un punto di riferimento di quest'opera di fondamentale civiltà, perché il cittadino che per qualsiasi motivo si trovi in condizioni di non poter esercitare la propria libertà, temporaneamente o per periodi più lunghi, dovrebbe essere proprio in quel momento più garantito».
Sul tema dei diritti, in cosa in particolare l'Italia deve migliorare?
«Dobbiamo migliorare su tutti i diritti! Secondo me c'è stata negli ultimi vent'anni una regressione paurosa, a cominciare dal diritto del lavoro. Nella nostra Costituzione, e in qualsiasi civiltà vera degna di questo nome, il lavoro è un diritto. Non è un'elemosina, non è concesso dall'alto. Appartiene ai grandi diritti dell'uomo, quello attraverso il quale acquista il diritto alla vita, il diritto alla felicità, al benessere. Inoltre bisogna ricordare che purtroppo l'Italia nel campo dei diritti viene ripresa continuamente dall'Europa. Per esempio per le condizioni di vita nelle carceri. E non dimentichiamoci i vergognosi respingimenti nel Canale di Sicilia. L'Italia è un paese dove è passata una legge che ha istituito il reato di clandestinità. Non dico che sia la stessa cosa, ma sul piano tecnico non è differente dalle leggi naziste. Perché si istituisce un reato non sulla base di un'azione compiuta, ma di uno stato esistenziale».
In qualche modo di diritti si parla anche nel suo spettacolo.
«Il punto di partenza dello spettacolo è una delle grandi perdite determinate dalla società globalizzata, ma soprattutto dalla cultura consumistica: la perdita della spiritualità e dell'interiorità. Non c'entra niente con la religione, non sono credente. E io attraverso il mondo spirituale che ho frequentato un po’, quello della spiritualità ebraica del centro ed est Europa, sollevo questo problema. Perché i diritti diventano delle scorze vuote se non sono alimentate dal carburante della nostra adesione interiore a quei valori. Se non li sentiamo come parte viva della nostra anima, della nostra carne. Altrimenti diventano delle dichiarazioni formali. Tutti si consolano con la semplice dichiarazione, ma abbiamo perso sempre di più il tempo della dimensione spirituale che è l'aspetto interiore, intimo della libertà e dei diritti. Se non li senti dentro come qualcosa che per te è imprescindibile come l'aria che respiri, e per arrivare a questo ci vuole un lungo cammino, allora si fa presto a dichiarare i diritti su un pezzo di carta e poi a negarli».
Sono queste le linee guida di "Il registro dei peccati"?
«È un cammino all'interno della spiritualità ebraica, il cui nome preciso è chassidismo: movimento che fonda la sua idea di redenzione, di liberazione dell'uomo sulla glorificazione dell'uomo fragile. Cioè questa cultura sosteneva che la fragilità dell'uomo, che è la sua condizione più vera, più intima, è il punto di partenza da cui dobbiamo muovere per accogliere l'altro. Le rivoluzioni sociali che affermano i diritti sono una parte del processo di edificazione di una società di giustizia. L'altra parte deve essere dentro di noi. Così da metterci tutta la nostra passione, il nostro impegno. Il cambiamento ha bisogno dell'interiorità di tutti noi.
Certo ci vogliono le riforme sociali, ma non bastano. Tornano indietro se non abbiamo dentro di noi valori profondi, non negoziabili».
La culura yiddish può insegnarci anche questo?
Coniugare la dimensione interiore con quella sociale? «La cultura yiddish è la glorificazione dell'esilio, della condizione dell'essere stranieri, quella che tiene viva la tua capacità di rimettere in discussione le certezze. E muovendo da questo vedi il volto dell'altro, che è fragile, che è in difficoltà. Fino a quando non sapremo accogliere l'uomo nel suo momento di difficoltà non andremo da nessun a parte. Il mondo in cui viviamo fa schifo. I ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Dobbiamo cominciare a ragionare sui valori dell'uomo e il mondo dell'ebraismo di cui parlo ragiona su questo».
E in che modo lo presenta nello spettacolo?
«Come un viaggio in tre dotazioni di cui questo mondo si serviva per distillare l'essenza profonda: la narrazione, l'umorismo, il canto. In queste tre tappe racconto, in modo molto libero, questo mondo». La prima è la narrazione.
«L'essere umano ha questa specificità. Si racconta dalla notte dei tempi. Sapersi raccontare significa avere un'identità».
L'umorismo invece?
«L'umorismo ebraico ha una caratteristica. Prima di tutto è autodelatorio, gli ebrei ridono tendenzialmente di loro stessi. Quindi un modo per smontare arroganze, protervi, idolatrie. E lo scopo principale non è quello di far ridere. La risata è un effetto secondario. È come se un bagliore di luce, di intelligenza, ci illuminasse e allora scoppiamo a ridere perché ci sentiamo liberati».
E poi c'è il canto.
«Bisogna tener conto che la rivelazione monoteista dell'ebraismo è una rivelazione acustica. Parte da una voce. Il canto è l'elemento emozionale, la fibra intima del suono della voce. È il suo aspetto mistico. La parte segreta e più universale.
Perché i Tenores di Bitti hanno avuto successo in tutto il mondo anche se sono un fenomeno tipicamente sardo? Perché la musica, la voce, il canto hanno un immenso potere. Anche quando sono stilisticamente specifici di una terra riescono a commuovere in tutto il pianeta perché il canto è il suono dell'animo, il mezzo attraverso il quale scopriamo che l'uomo è un essere universale».
Parlando di canto, e visto che anche lei è di Milano, viene in mente Enzo Jannacci da poco scomparso.
«Non l'ho conosciuto personalmente, però per me era il più grande. Di tutti i poeti della canzone il più originale, geniale, il più capace a leggere il mondo della povera gente. Aveva una visione umana e insieme etica, politica, sociale».





















